giovedì 22 dicembre 2011

Sogno di mezz' estate.

Faceva caldo, molto caldo... Fasciata da un candido abito bianco, infradito dondolanti tra le dita delle mani, passeggiavo lungo il bagnasciuga con un paio di amiche. Ad un tratto qualcosa, o meglio qualcuno, attirò la mia attenzione: un ragazzo in jeans e t-shirt se ne stava seduto con un libro tra le mani; era bello da impazzire. Rimasi incantata davanti a tanta meraviglia; poi, con mio grande imbarazzo, mi accorsi che anche lui mi osservava incuriosito. Abbandonò il libro sulla sabbia rovente e mi si avvicinò con passo sicuro. <<Ciao… Come ti chiami?>> esordì. <<Sylvie, e tu?>> risposi con aria timida. <<Sono Simone, piacere!>> si presentò. Da lì fu subito amore. Scoprii che abitava a un passo da me, proprio in quella meravigliosa villa che da sempre amavo. Prendemmo appuntamento per il giorno seguente. Passò da casa mia per poi portarmi sulla cima di una collina: la vista era mozzafiato; rimasi con la bocca spalancata per lo stupore, senza parole. <<Vengo spesso qui, sai? Mi aiuta a riflettere, a schiarirmi le idee…>> mi disse. <<Ah sì?!>> risposi, incapace di aggiungere altro. Guardai quel viso dai tratti classici, i profondi occhi azzurri, i capelli biondi che parevan dorati. Non avevo mai visto tanta bellezza in vita mia.
Quella sera, mano nella mano, passeggiammo per le antiche vie del paese, lo sguardo perso nell’ immensità del cielo blu. Guardavamo le stelle, guardavamo quanto fossero belle, quanta luce fossero in grado di emanare. Lo conoscevo da meno di un giorno, ma era come se fosse da sempre...
Il tempo volò. Passarono quasi 60 giorni, ma io non me ne resi conto...
L’ ultimo era ormai arrivato. L’ indomani sarei partita e non avrei fatto ritorno per almeno un anno. Il mio cuore urlava, era a pezzi. Lacerata da un dolore mai provato prima, avrei fatto qualsiasi cosa pur di non salutarlo; avrei fatto qualsiasi cosa pur di non dirgli addio...
Ci trovammo in riva al mare; lui era già lì che mi aspettava. Le nostre dita si intrecciarono. Ci guardammo a lungo negli occhi, poi mi cinse la vita con una presa cauta, quasi insicura, ma allo stesso tempo così forte… Mi scostò delicatamente i capelli dal viso e, con estrema dolcezza, posò le sue labbra nell’ incavo del mio collo. Un brivido mi percorse la schiena. Mi ancorai a lui e respirai a fondo il suo profumo dolciastro. Era l’ ancora della mia felicità; senza di essa non avrei più visto i colori, solo un triste mondo in bianco e nero. Infine mi sussurrò all’ orecchio: <<Ciao piccola… Ci sentiamo…>>. Sapevo che non sarebbe stato così. Non poteva essere così. Non doveva essere così. In risposta abbozzai un debole sorriso. Si allontanò. Si girò a guardarmi e mi sorrise. E poi più nulla. Caddi a terra, la sabbia mi bruciava sotto la schiena, ma non ci feci caso; calde lacrime mi rigarono il viso e, lasciandomi cullare dall’ infrangersi delle onde contro gli scogli, richiamai alla mente il suo viso. E ancora una volta rimasi stupita davanti a tanta meraviglia.


Sylvie

lunedì 28 novembre 2011

Anonimo.

Continuo a guardarti, ma non ti vedo. Guardo quei tuoi bellissimi occhi blu, blu come il mare in pieno inverno, ma non ti vedo più; non vedo più quella persona che ho tanto amato, quella che mi ha fatto ridere e piangere, quella persona che tu non sei più. Mi manchi, lo sai e l’ hai sempre saputo, ma più che mancarmi tu, mi manca quello che eravamo insieme… Quella spensieratezza che solo con te potevo raggiungere, quel sorriso che solo a te potevo donare, quel calore che solo da te potevo ricevere. Mi manca tutto di noi, persino l’ agrodolce rimastomi nel cuore in quella pungente notte d’ inverno. Parlo di quell’ultima notte, tu lo sai… Quella triste notte in cui per la prima volta mi sono accorta che tu non eri più tu, non eri più quel ragazzo con cui avrei trascorso ogni singolo istante della mia vita: improvvisamente eri un estraneo, i tuoi scherzi non erano più così divertenti, il tuo sorriso non era più così bello. Beh, diciamo che il tuo sorriso sarà sempre bello, ma non nella maniera che piaceva a me. Sei cambiato, è normale, ma adesso lo sono anch’ io, e solo ora mi rendo conto che forse il problema non eri tu, ma ero io... Forse quella notte era il mio sorriso a non essere più quello che piaceva a te… Qualunque cosa sia successa, ricordati che ti ho amato con tutta me stessa. 
“Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.”
Sylvie

martedì 15 novembre 2011

FINGERE... Fingere di stare bene.


Avete presente quando si finge di stare bene? Intendo quando si sorride agli amici, fiduciosi che quel falso sorriso camuffi perfettamente il vostro dolore; quando si finge di stare bene, fino a quando si diventa talmente bravi da non riuscire più a riconoscere le proprie emozioni, da non riuscire a distinguere quel sorriso ipocritica da quello che nasce dal cuore e che soprattutto RISCALDA il cuore, fino a quando mentire diventa l’ abitudine ed è sempre più difficile aprirsi agli altri e togliersi quella maschera di menzogna. Ci si circonda di persone frivole, di amici falsi, di gente che di fatto potrebbe anche non esistere, ma di cui si desidera disperatamente la compagnia pur di non rimanere soli. E così ci si ritrova circondati da decine di visi familiari, ma allo stesso tempo così sconosciuti, e ci si sente soli. Soli come cani abbandonati; tutte quelle risate appaiono improvvisamente inutili, quelle troppe parole superflue, e quel falso sorriso ritorna a essere quello che realmente è: una bugia, una menzogna, una NULLITA’. Ci si sente morire dentro, e si vorrebbe piangere, ma non si può perché no, no, si sta bene, si sta sorridendo, ma come non si vede?! Improvvisamente si capisce che evitare il dolore riempiendosi la testa di futilità non serve, che non è sufficiente evitare i momenti di solitudine per non rischiare di affondare il dispiacere in una coppa maxi di gelato e in un vecchio film in bianco e nero. No, non basta più...
La sofferenza, così come la malattia, deve svolgere il suo corso; qui, però, l’ unica medicina veramente efficace è il tempo ed è proprio grazie ad esso che quelle ore interminabili cominceranno ad apparire sempre meno lunghe… ma prima bisognerà sentirsi morire. Morire dentro.
Sylvie



lunedì 14 novembre 2011

Here we go again...

Un mondo spensierato si presenta ai miei occhi. Un mondo di gioia, di felicità, di amicizia, e di solidarietà; eppure c’ è un tassello del mosaico che continua a mancare: il tassello dell’ amore. Il migliore, a dirla tutta… Sono qui, corpo, anima e mente, ogni singola cellula del mio corpo non desidera che questo, anzi: non ha desiderato che questo per molto tempo… Eppure c’ è quel senso di solitudine che non mi abbandona, pur sapendo che ci sono amici fantastici che, in realtà, mi fanno sentire tutt’ altro che sola; mi manca, però, quel “siamo in due ora”, quella sensazione indescrivibile di felicità, quella voglia di vivere senza paura di farlo. Più di ogni altra cosa ho paura di soffrire (ancora) e di rimanere delusa (per l’ ennesima volta)... Non si dovrebbe fare, io stessa ho consigliato più volte di non aggrapparsi al “non amo così non soffro”, ma è molto più facile a dirsi che a farsi… Eh sì, snobbare l’ amore per evitare il dolore non dovrebbe rientrare nei piani di nessuno, per quanto le cicatrici di un precedente tradimento (o non) possano essere profonde.
Bisogna proprio ammetterlo: l’ uomo è nato per amare e non troveremo mai (o almeno penso…) un modo per modificare la situazione.
Sylvie 

giovedì 30 giugno 2011

Un attimo ancora...

Questa canzone mi distrugge, letteralmente. Specialmente adesso, ora che tutto volge al termine, ora che devo salutare i miei compagni per la fine di una parte fondamentale della mia vita…
L' esordio fa già capire che ci sarà da emozionarsi: un sottofondo meraviglioso di pianoforte prepara alle lacrime... E poi  vi è una ripetizione continua, se non ostinata di “dammi solo un minuto”; e quel maledettissimo minuto puntualmente ritorna, un minuto che si protrae all’ infinito, che nessuno sa abbandonare, e forse nemmeno riconoscere... Quel minuto in cui sembra davvero che sia tutto finito, eppure no, ce ne sarà un altro, e poi un altro ancora, fino a quello che sai davvero essere l’ ultimo, fino a quel momento dove (ebbene sì) il cuore ti si stringe e chiedi al cielo quell’ ultimo soffio di fiato per star bene, per non sentirti solo... Stare insieme è finito, abbiamo capito, ma dirselo è dura… Ci illudiamo che sarà sempre così eppure lì, proprio dietro l’ angolo, abbiamo una vita intera che ci aspetta dove non avremo tempo per niente e per nessuno! Mentiamo fingendo che le cose non cambieranno, ma è inevitabile: la vita è così… Niente dura per sempre, soprattutto le sensazioni più belle. Inutile specificare che non tutti i rapporti si dissolveranno nell’ aria, ma per la maggior parte è questo il destino previsto, già scritto nel Libro dei libri.
Ragazzi, vi auguro il meglio che la vita vi possa offrire in quei momenti in cui io non potrò più essere lì con voi a gioire (nonché a soffrire) e… mi mancherete. Da morire...
Sylvie

mercoledì 20 aprile 2011

Chiamala vita...

Ultimamente non faccio altro che pensare al mio futuro. Non intendo il futuro imminente, a quello ci pensavo quattro anni fa.. Parlo di quello dopo l’ università. Progetto, forse troppo e forse con troppo anticipo. Non c’ è nulla da fare…
Il mio sogno è sempre stato quello di diventare un prestigioso avvocato d’ affari di New York, esattamente lo stereotipo di donna che si legge nei libri della Jacobs, con un marito perfetto, una casa principesca, due bambini amorevoli, tanto shopping, un corpo favoloso e, soprattutto, un lavoro che ama. Ultimamente, però, mi chiedo come si giunga a tutto questo. E se mai ci arriverò… Forse questa vita esiste solo nei libri, e forse è solo lì che sembra perfetta, come è giusto che sia.. Non so, al momento mi sembra tutto così lontano, ed effettivamente è la pura realtà...
Mi chiedo sempre più se sarò in grado di abbandonare la mia famiglia, e con essa il mio Paese, per andare a New York.  Il lavoro nel mio immaginario è sempre stato fondamentale, ma ora mi domando se sia davvero disposta a “sposarmi” con la mia carriera.
Diventerò quella donna che torna a casa solo per Natale  (e spesso nemmeno per quello) sopraffatta dalle estenuanti “litigate” tra avvocati?
Forse non è ciò che sono chiamata a fare…  Sembra assurdo, 14 anni e tanti problemi per quando sarò grande. Eppure il futuro, adesso più che mai, mi spaventa da morire. Non si sente che di giovani disoccupati, giovani che non sanno cosa fare della loro vita, giovani sbandati, giovani PERSI. Forse è proprio quello che mi terrorizza tanto. Sono sempre stata così sicura, ed improvvisamente non so dove sia il nord, né il sud, né l’ est, né l’ ovest… Non posso permettermi uno smarrimento, non se voglio vivere appieno la mia vita…
Forse, però, quello smarrimento sarà l’ unico modo per ritrovarmi..  La distruzione è la solo via per la trasformazione. E allora non posso far altro che lasciarmi risucchiare in questo vortice di magie e vivere quella fiaba chiamata vita
Sylvie

lunedì 14 febbraio 2011

Goodbye..

Addio.
Da qualche giorno non faccio che pensare a quanti "addii" ho detto nella mia vita, per quanto breve possa essere.
Nello specifico, quell' addio mi è rimasto testardamente impresso. Mi è particolarmente caro. O forse particolarmente ostico; non sono ancora riuscita a capirlo...
                                  
Parlo di quel giorno, quel maledettissimo giorno in cui, voltandomi, non vedevo altro che le tue impronte dipinte sulla candida neve. Probabilmente, più che essere dipinte, la macchiavano, come quando la china ci scivola sul foglio bianco appena estratto dall' album, così bello e puro finché non viene rovinato da quello schizzo confuso. Tu non c' eri più.. Intorno a me un silenzio assordante, mille volte peggio della sensazione provocata dalla musica sparata a palla. Lì c' ero solo io. E io mi sentivo così piccola e indifesa senza il tuo alito palpitante nell' incavo del mio collo.
Tu, però, non te ne eri andato per davvero. Nel mio cuore il ricordo di te era ancora vivo. Nel mio cuore il ricordo di te è ancora vivo. E lo sarà per sempre. 
Sylvie